Intervista rilasciata ad Aprile 2025
"Siate curiosi e curiose. Non lasciatevi sopraffare dalla paura. Anzi sperimentate percorsi non convenzionali, perché probabilmente saranno quelli a darvi maggiore soddisfazione professionale."
1) NOME- COGNOME
Elena Guercia
2) AZIENDA ATTUALE PRESSO CUI SEI IMPEGNATO, RUOLO E SEDE
illycaffè SpA, ricercatrice presso AromaLab in Area di Ricerca (località padriciano 99)
3) FORMAZIONE PRESSO L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE: CORSO DI STUDI/MASTER/DOTTORATO
Laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche
Dottorato in Chimica Organica (CHIM06)
4) CI RACCONTI QUALCOSA DI TE?
Sono una persona a cui piace osservare il mondo che mi circonda, cambiando spesso prospettiva per riuscire a comprenderlo meglio. Mi sento molto calata nell’attualità in cui vivo e cerco faticosamente di evolvere con essa. Mi piace sperimentare sempre nuove cose e conoscere nuove persone. Credo che in questo momento storico sia molto importante essere socialmente attivi per provare a migliorare la società che ci circonda e lasciare ai posteri una realtà di cui non ci si debba vergognare. Prediligo i viaggi in bicicletta e a piedi per permettermi di vivere più lentamente e godere di ciò che mi circonda. La musica mi appassiona molto e da qualche anno suono le percussioni africane.
5) COSA TI APPASSIONA DEL TUO LAVORO?
Ogni giorno è diverso dall’altro, ed è proprio questo che mi appassiona. La ricerca scientifica di base mi spinge a guardare oltre l’apparenza, a farmi domande nuove e a seguire tracce piccole ma decisive. Lavoro oggi su idee che potrebbero avere un impatto socio-economico nel lungo periodo: 20, 50 o persino 100 anni, quando un’intuizione diventa applicazione o cambiamento reale. È un percorso fatto di metodo, tentativi e imprevisti: richiede di accettare l’incertezza, imparare dagli errori e riconoscere i progressi. In cambio, allena una visione lungimirante e una pazienza “attiva”, quella che costruisce risultati solidi e duraturi.
6) COSA PORTI CON TE DELL’ESPERIENZA DI STUDIO ALL’UNIVERSITÀ DI TRIESTE?
L’Università degli Studi di Trieste non è stata solo un luogo di studio, ma anche uno spazio di confronto quotidiano con colleghe e colleghi della Facoltà, dove imparare a ragionare insieme e a mettere in discussione le idee con rispetto. È stata, soprattutto, un esempio concreto di partecipazione attiva: durante il mio percorso ho avuto l’opportunità di essere rappresentante degl* student*, de* dottorand* e rappresentante de* lavorator* per la sicurezza. Ruoli diversi, ma legati dalla stessa responsabilità: ascoltare, portare bisogni reali ai tavoli decisionali e contribuire a costruire un ambiente più consapevole e inclusivo. Questa esperienza ha alimentato il mio senso critico e mi ha dato uno sguardo trasversale sulle cose: capire i processi, leggere i contesti, collegare persone e problemi, e trasformare le difficoltà in occasioni di miglioramento.
7) QUALI SONO LE COMPETENZE O CARATTERISTICHE INDISPENSABILI PER IL TUO LAVORO?
Per il mio lavoro sono indispensabili curiosità e spirito critico: saper fare le domande giuste, non accontentarsi della prima spiegazione e mettere alla prova le ipotesi con rigore. Serve metodo (dalla progettazione degli esperimenti alla gestione dei dati), ma anche creatività per trovare strade alternative quando i risultati non tornano. Nella ricerca poi l’errore è parte del processo e bisogna avere la capacità di trasformarlo in apprendimento. Infine, nessuna ricerca è davvero “solitaria”: sono cruciali capacità di collaborazione e comunicazione, per confrontarsi con team diversi, condividere risultati in modo chiaro e prendere decisioni informate.
8) COSA CONSIGLIERESTI A UN NEOLAUREATO CHE HA INIZIATO LA RICERCA DEL PRIMO IMPIEGO?
A chi vuole intraprendere la strada della ricerca scientifica (anche in azienda) consiglierei di valutare seriamente un dottorato: è un’ottima palestra per imparare a lavorare in laboratorio, acquisire autonomia e capacità di affrontare problemi complessi. Ti insegna a progettare esperimenti, analizzare dati, gestire tempi e priorità, collaborare con altri gruppi e comunicare i risultati in modo chiaro: competenze che restano, qualunque sia poi il contesto in cui farai ricerca. A chi invece sente che questa via non fa per sé, suggerisco di provare ad esplorare. Provate a capire quali competenze avete davvero costruito e dove possono essere spese, anche in settori che a prima vista sembrano lontani dal vostro percorso di studio. Spesso l’incastro giusto si trova proprio fuori dalle traiettorie più ovvie.
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